Modifiche sostanziali per i pensionati -Ilciriaco.it
Finalmente è arrivata la buona notizia che farà fare i salti di gioia ai cittadini italiani che vogliono andare in pensione.
Il calcolo per le pensioni è completamente cambiato, grazie alle nuove aliquote indicate nella manovra 2024, voluta dalla legge 213/2023. Le conseguenze della normativa permetteranno di andare in pensione con soli 20 o 30 anni di contributi. Vediamo chi potrà approfittarne e chiedere il pensionamento anticipato.
A quanto pare, per alcuni cittadini sono stati ridotti i limiti di età pensionabile, per altre categorie di lavoratori invece sono cambiati i requisiti. Ecco la riforma che ha modificato i requisiti contributivi e anagrafici richiesti finora dallo Stato. La novità farà piacere a tanti dei contribuenti che aspettano di poter andare in pensione in Italia.
Nel nostro Paese i lavoratori hanno diritto a fare richiesta di pensionamento in presenza di due requisiti, ovvero quello anagrafico e quello contributivo. La pensione di vecchiaia infatti, può essere concessa dopo un preciso numero di anni di servizio prestato, che corrisponde al numero di anni nei quali il lavoratore ha versato i contributi allo Stato, e questo ora è fissato a 20 anni di contributi, ovvero 1.040 settimane minimo. Il requisito anagrafico invece è di 67 anni d’età compiuti, e, in base alle ultime novità normative in materia resterà fissato a tale età fino al 2026.
Il calcolo per le pensioni però di recente è completamente cambiato perché sono entrate in vigore le nuove aliquote indicate nell’allegato II della manovra 2024, legge 213/2023. Inoltre, grazie alla riforma del sistema delle pensioni, ci saranno diverse modalità di pensionamento anticipato. Vediamo quali sono le possibilità per andare in pensione prima del previsto:
– disoccupazione a seguito di licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale;
– invalidità superiore o uguale al 74%;
– assistenza, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, per il coniuge o un parente convivente con handicap;
– svolgimento di attività usuranti o gravose, svolte per almeno sette anni negli ultimi dieci anni di attività lavorativa, o per almeno sei anni negli ultimi sette anni di attività lavorativa.
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