Categorie: Salute

Videochiamate su Zoom: possono provocare effetti collaterali al cervello, il motivo è impensabile

Un vero e proprio cambiamento del cervello quello che avverrebbe in seguito alle videochiamate, soprattutto quelle effettuate su Zoom

Il cervello subirebbe dei cambiamenti proprio in seguito a videochiamate , maggiormente se effettuate tramite la piattaforma Zoom.

Ecco cosa succede al cervello quando incontri una persona in videochiamata Zoom – ilciriaco.it

Una ricerca condotta dalla neuroscienziata Joy Hirsch che ha pubblicato proprio un articolo a tema sulla nota rivista scientifica Imaging Neuroscience. Uno studio in cui, insieme al suo team, la dottoressa Hirsch è riuscita a studiare le principali interazioni cerebrali durante una videochiamata Zoom.

La stessa ha sottolineato come il cervello umano reagisca con sistemi sociali più stimolati e pertanto attivi quando si ha un incontro dal vivo. Viceversa, ciò non accadrebbe quando la tecnologia è il mezzo di incontro e di comunicazione. Proprio i volti sembrerebbero diversi, sortire proprio una rappresentazione che si distacca dalla realtà e ciò influirebbe sul cervello, precisamente circa i circuiti neurali sociali dello stesso.

Alcuni studi hanno dimostrato la differenza vera e propria tra le conversazioni in presenza e quelle in videochiamata e i risultati sono strabilianti.

Focus sulle interazioni sociali, ecco cosa succede quando ci si incontra dal vivo e quando in videochiamata

Dal vivo, il cervello sarebbe maggiormente stimolato sia in positivo e in negativo. Infatti, le conversazioni in presenza sortirebbero propri una crescita significativa dell’attività cerebrale stessa.

Ecco cosa succede al cervello quando incontri una persona in videochiamata Zoom – ilciriaco.it

Proprio con il Covid, per, si è visto un aumento considerevole dell’uso della tecnologia per effettuare videochiamate per diversi fini. La didattica a distanza, colloqui di lavoro, esami universitari, riunioni e non solo. Tutto si è svolto in maniera telematica e da remoto.

Ciò ha comportato che le pupille non fossero tanto dilatate come quando si incontrava dal vivo, da qui una minore elaborazione dei volti e delle caratteristiche. Ecco come le conversazioni in presenza costituiscano in realtà un miglior modo di interpretare l’altro.

Questo perché, attraverso una videocamera, non ci si riesce a concentrare sul volto e sugli occhi altrui, non si mantiene un contatto visivo forte e attento. E proprio Zoom – secondo la Hirsch – costituirebbe mezzo di comunicazione sociale fortemente ridotto proprio sull’aspetto delle interazioni viso a viso.

Ovviamente vi possono essere delle personali preferenze, visto che non tutti amano conversare tramite un computer e, viceversa, non tutti riescono, invece, a sopportare quel contatto visivo e non delle conversazioni dal vivo. Forse sarebbe meglio utilizzare entrambi gli strumenti in maniera bilanciata, senza abusare dell’uno o dell’altro mezzo di comunicazione.

Guendalina Bonito

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